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La Valigia delle Competenze

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6 Ottobre 2020 da Nicoletta Piccardo Lascia un commento

Manager e mentori per i millennials

Manager e mentori

“Millennials want to know that their work matters — they want to feel challenged, inspired and valued”. Un articolo di questa estate, nel pieno della “apparente liberazione” post Covid, aveva suscitato molto interesse  e commenti. L’articolo, di Sonali Verghese,  ci dice che i ” I giovani vogliono sapere che il loro lavoro importa (ha senso?) e vogliono sentirsi ingaggiati, inspirati e valutati. Una domanda si pone: il senso di ciò che si fa, il sentirsi ingaggiati, inspirati e valutati è un problema solo dei giovani o di tutti coloro che sentono di esprimere ed agire una competenza? o forse l’autrice ci vuole dire che le persone “diversamente giovani” hanno rinunciato a questi quattro orizzonti di comprensione del senso del loro lavoro?

Telemaco in attesa del ritorno

Manager

Il Dizionario Coletti ci dice che un manager è “persona che coordina un’azienda o un suo settore avendo spesso anche mansioni di direzione e organizzazione nei confronti dell’attività di altri e potere decisionale nella conduzione dell’impresa”

Mentore

Il Mentore, nome che ricorda il fidato precettore di Telemaco, figlio di Ulisse, indica invece un “consigliere saggio e fidato, cui è riconosciuta una sorta di autorità paterna”.

Abbiamo bisogno di mentori ?

Certo, abbiamo sempre più bisogno di consiglieri saggi e fidati, che grazie all’esperienza professionale e alla maturità umana possano accompagnare i nostri giovani nella loro crescita.  Guardando indietro, nella mia esperienza professionale, ne ho avuto molti. Questa è infatti la responsabilità degli adulti. Una competenza trasversale particolare che anche chi segue le attività di validazione e certificazione delle competenze deve assolutamente possedere.

Però….

Essere manager o mentori non dipende dal contenuto del lavoro. Un ottimo manager, se lo è per davvero, è anche un ottimo “mentore”. Desidera che i giovani imparino e crescano e non è geloso dei loro successi.  Un ottimo mentore potrebbe essere un pessimo manager perchè la crescita dei giovani dipende sempre dalla crescita dell’azienda in cui si lavora.

 Sul concetto di competenza
https://www.valcompetenze.it/wp-admin/post.php?post=612&action=edit
Leggi l’articolo completo di Sonali Verghese

https://medium.com/swlh/millennials-want-mentors-not-managers-7f35879c3061

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20 Settembre 2020 da Nicoletta Piccardo Lascia un commento

Il concetto di competenza: validazione e certificazione

La competenza
Il concetto di competenza

competenze

Il concetto di competenza è definito all’interno dell’Accordo Quadro Stato-Regioni del 20 dicembre 2012, assunto dalla Legge 92/2012 e trasferito poi nel citato  DLGs 13/2013.

La competenza è “la comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale”.

Cosa è la competenza?

La competenza, così come sopra definita, e senza entrare nel merito del dibattito scientifico, molto critico al riguardo, rappresenta il bagaglio che ciascun individuo costruisce e perfeziona in vari modi, attraverso processi di apprendimento formali, non formali e informali che ricordiamo sono rappresentati da:

Apprendimento formale

“apprendimento erogato in un contesto organizzato e strutturato, appositamente progettato come tale (in termini di obiettivi di apprendimento e tempi o risorse per l’apprendimento). L’apprendimento formale è intenzionale dal punto di vista del discente. Di norma sfocia in una convalida e in una certificazione”. Ancor più precisamente “per apprendimento formale si intende quello che si attua nel sistema di istruzione e formazione e nelle università e istituzioni di alta formazione artistica, musicale o coreutica, e che si conclude con il conseguimento di un titolo di studio o di una qualifica o diploma professionale, conseguiti anche in apprendistato a norma del testo unico di cui al Dlgs 167/2011 o di una certificazione riconosciuta ;

Apprendimento non formale

“apprendimento caratterizzato da una scelta intenzionale della persona, che si realizza al di fuori dei sistemi indicati al comma 52, in ogni organismo che persegua scopi educativi e formativi, anche del volontariato, del servizio civile nazionale e del privato sociale e nelle imprese”;

Apprendimento informale

“apprendimento che, anche a prescindere da una scelta intenzionale, si realizza nello svolgimento, da parte di ogni persona, di attività nelle situazioni di vita quotidiana e nelle interazioni che in essa hanno luogo, nell’ambito del contesto di lavoro, familiare e del tempo libero”

 

Un’Associazione nazionale si occupa di approfondire queste tematiche. Leggi qualcosa di più   sull’Officina delle Competenze

 

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7 Settembre 2020 da Nicoletta Piccardo Lascia un commento

Un’Associazione nazionale per lo sviluppo della certificazione delle competenze

Con Michela siamo socie di “Officina delle Competenze“, un’Associazione Nazionale che promuove la conoscenza  e gli scambi di  buone pratiche nell’ambito del Sistema Nazionale di Certificazione delle Competenze.

L’Associazione, promuove la diffusione della conoscenza e l’utilizzazione dello stesso sistema, attraverso:

  1. la predisposizione, realizzazione e pubblicazione di riviste o altre forme di pubblicazioni in formato cartaceo o elettronico, anche attraverso il proprio sito web, aventi per oggetto la certificazione delle competenze e la valorizzazione degli apprendimenti;
  2. l’organizzazione di eventi culturali, iniziative pubbliche, incontri informativi e formativi, convegni, seminari e dibattiti che servano alla promozione della cultura della certificazione delle competenze e la valorizzazione degli apprendimenti;
  3. la facilitazione dell’incontro e della collaborazione fra enti, istituzioni, attori del partenariato economico e sociale e gruppi di interesse che possa contribuire alla costruzione ed alla diffusione del sistema nazionale di certificazione;
  4. lo sviluppo di una rete nazionale e internazionale che condivida esperienze, procedure e casi studio sui temi della certificazione delle competenze e della valorizzazione degli apprendimenti.

L’Associazione non ha natura commerciale e non  persegue finalità di lucro.

Informati su http://www.officinacompetenze.org

 

Nicoletta Piccardo

settembre 2020

 

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3 Settembre 2020 da Michela Grana Lascia un commento

Le competenze come chiave per il reinserimento sociale e lavorativo

Due progetti europei che mettono al centro le competenze come strumento di reinserimento sociale dei detenuti

Nuove e solide competenze sono la chiave per il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti per i progetti “Skills for Freedom”, promosso da Arci Liguria e concluso, e “3Djail-Printing the future”, promosso dalla Bottega Solidale di Genova e ancora in corso, entrambi finanziati da Erasmus+ e realizzati con un ampio partenariato europeo.

Questi progetti si focalizzano sia sullo sviluppo di competenze degli operatori delle associazioni che operano nei penitenziari sia su quelle dei detenuti stessi, il primo concentrandosi su competenze artistiche e artigianali, il secondo su competenze tecniche piuttosto all’avanguardia (stampa 3D).

Lasciando ai relativi siti l’illustrazione di tutte le attività e i risultati dei progetti, qui mi interessano due argomenti: le soft skills e la certificazione delle competenze.

Anche se non erano al centro dei progetti, seppur citate negli obiettivi, le soft skills sono emerse come elemento imprescindibile e cruciale per l’inclusione sociale e lavorativa. In particolare, nelle proposte formative più legate al mondo artistico, è emerso come le soft skills venissero sviluppate attraverso di esse e come fossero complementari per l’apprendimento, ma soprattutto l’esercizio, di quelle più tecniche.

Tuttavia, si è riproposta la problematica della definizione, valutazione e riconoscimento di queste competenze che conducono al secondo punto: la certificazione, delle competenze professionali e delle soft skills.

In questi progetti risulta chiaramente l’importanza di un riconoscimento delle competenze, possibilmente “trasferibile” ossia riconosciuto dai diversi sistemi e nei diversi paesi, che si scontra con la frammentazione dei sistemi sia a livello nazionale che europeo. Al riconoscimento tra sistemi si aggiunge quello del mercato del lavoro: l’importanza delle competenze è dichiarato da ogni parte, ma non è così direttamente legata alle certificazioni.

Si spera che con l’impegno e l’indirizzo europeo (cfr. strumenti di trasparenza europei https://ec.europa.eu/ploteus/documentation, tra cui ESCO https://ec.europa.eu/esco/portal/home) aumentino e si semplifichino le modalità per il riconoscimento delle competenze acquisite sia in ambito formale che in quello informale e non formale.

Link ai progetti

http://www.skills4freedom.eu/

https://3djail.eu/it/

 

 

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12 Maggio 2020 da Nicoletta Piccardo Lascia un commento

I laureati immigrati

I laureati immigrati 

Il riconoscimento dei titoli di studio acquisiti all’estero come politica di valorizzazione dei lavoratori immigrati 

L’esperienza che stiamo maturando con il progetto S.IN.TE.SI Fami Link al sito di progetto nel quale sono coinvolti oltre 120 operatori interessati alla certificazione delle competenze di 200 immigrati in possesso di esperienze consolidate, dimostra, ancora una volta, un peccato di origine, tuttora irrisolto.

Senza entrare nel merito della comprensione del rapporto tra fenomeni migratori (e Stati di destinazione)  e titoli di studio, appare evidente la presenza di una quota sufficientemente significativa di immigrati in possesso di titoli di studio superiori (e laurea, in taluni casi)  ai quali non viene offerta la possibilità di utilizzare quel titolo per l’accesso al mercato del lavoro, se non a fronte di un percorso, assai lungo e oneroso, di equipollenza e riconoscimento legale. 

In altri Paesi europei  si opera diversamente e, forse non a caso, molti “cervelli” immigrati lì arrivano e si fermano.

Perché non riflettere alla possibilità di un alleggerimento dei costi delle pratiche di equipollenza? Magari a favore della signora ucraina, infermiera con 10 anni di esperienza in sala operatoria, giunta in Italia e attualmente badante?  Nonostante la collocazione dignitosa, forse, sarebbe utile anche in un ospedale e sicuramente sarebbe più felice.

L’abbiamo conosciuta nell’ambito del progetto LINK link al progetto 

Nicoletta Piccardo 

12 maggio 2020

 

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