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La Valigia delle Competenze

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competenze trasversali

29 Gennaio 2021 da Michela Grana Lascia un commento

Soft skills, transferable skills

Le soft skills sono molto importanti, non solo per il lavoro, ma per la vita in generale. Recentemente sono state ribattezzate “transferable skills”, nel tentativo di superare le numerose etichette e definizioni.

Le varie definizioni nascono in ambiti diversi che fanno riferimento a specifici contesti o obiettivi: competenze per la vita, per l’apprendimento permanente, per il lavoro, per il volontariato, ecc.

Queste prospettive sottolineano le competenze o aspetti delle competenze che  questi sono peculiari e più adatte ai vari contesti.

Si sta però affermando una prospettiva diversa che sottolinea la trasferibilità delle soft skill, quindi concentrandosi più su ciò che è comune, non sulle specificità. Cioè sul fatto di essere utili in diversi ambiti, almeno per un gruppo minimo di esse.

In questo senso si esprimono il Global Framework on Transferable Skills  e il Comprehensive life skills framework  dell’UNICEF:

“Multiple national, regional and global skills frameworks define general or specific essential skills, or skills that focus on a particular outcome, such as employability or reducing violent behaviour. […]

Rather than attempt to name specific skills in a context of competing definitions, this Framework
advocates for engaging in a process of identifying and analysing a breadth of transferable skills.
The skills selection process in this Framework illustrates and is inspired by a process undertaken in the
MENA-CPF development which identified, defined, and analysed 12 core life skills.”

Dove “life skills are a set of abilities, attitudes and socio-emotional competencies that enable individuals

to learn, make informed decisions and exercise rights to lead a healthy and productive life and subsequently become agents of change.”

Tratto da UNICEF – Comprehensive Life Skills Framework 2019

 

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15 Dicembre 2020 da Michela Grana Lascia un commento

Soft skills, skills for life, key competences for LLL

Di Michela Grana e Carmen Bazzano – 

Soft skills, skills for life, key competences for LLL: tante etichette, tanti modelli. Resta il fatto che le competenze “soft” sono sempre più richieste e importanti per far fronte al cambiamento.

Da una ricerca del World Economic Forum – Future of Jobs Report-  nel 2025 tra le 10 top skills per lavoro almeno 7 sono soft skills.

In un mondo in rapido cambiamento sono queste competenze quelle che contano di più.

Ma quali sono? diversi sono i modelli e le denominazioni utilizzate, le definizioni non sono definitive, le competenze sono uniche, ma interrelate e a volte sovrapposte fra loro.

In sintesi alcuni modelli sono illustrati qui sotto.

Ma come valutarle (auto-valutarle),  svilupparle e certificarle? alcune indicazioni di progetti e strumenti qui

OMS, Life skills

1993 OMS (WHO) «LIFE SKILLS» o “skills for life” – competenze per la vita.

«Life skills are abilities for adaptive and positive behaviour, that enable individuals to deal effectively with the demands and challanges of everyday life»

Sviluppate all’interno del Programma per  la salute mentale, nel rapporto “Life skills education for children and adolescents in schools” si dichiara che possono essere molte e diverse da paese  a paese, ma ce ne sono alcune comuni e  fondamentali per lo sviluppo del benessere di bambini e adolescenti.

  • Decision making
  • Problem solving
  • Creative thinking
  • Critical thinking
  • Effective communication
  • Interpersonal relationship skills
  • Self-awareness
  • Empathy
  • Coping with emotions
  • Coping with stress

OECD (OCSE) 2003 – Progetto DeSeCo – The Definition and Selection of key Competencies

Il Progetto DeSeCo è stato promosso dall’OCSE come ampliamento del progetto PISA – Programme for International Student Assessment (competenze di base: lettura, matematica, scienze e problem solving)

«The assessment of student performance in selected school subjects took place with the understanding, though, that students’ success in life depends on a much wider range of competencies”

« Fronteggiare efficacemente richieste e compiti complessi, comporta non solo il possesso di conoscenze e di abilità, ma anche l’uso di strategie e di routine necessarie per l’applicazione di tali conoscenze e abilità, nonché emozioni e atteggiamenti adeguati e un’efficace gestione di tali comportamenti … include componenti cognitive ma anche componenti motivazionali, etiche, sociali e relative ai Comportamenti”.

OCSE (2005) The Definition and Selection of Key Competencies (DeSeCo) – Executive Summary

Individua le seguenti competenze:

Interagire in gruppi sociali eterogenei

  • Relazionarsi in modo adeguato con gli altri
  • Cooperare
  • Gestire e risolvere il conflitto

Agire autonomamente

  • Agire all’interno di ampi contesti
  • Pianificare la vita e i progetti personali
  • Capacità di difendere e affermare i propri diritti, interessi, limiti e bisogni

Usare gli strumenti in modo interattivo

  • Capacità di usare in modo interattivo linguaggio, simboli e testo
  • Capacità di usare in modo interattivo la conoscenza e l’informazione
  • Capacità di usare in modo interattivo la tecnologia.

Key competences for LLL  – Unione Europea

Il dibattito sulle competenze si sviluppa dal 1993, a partire dal Libro Bianco di Delors.

Per le competenze chiave per l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita vengono indicate una prima volta nel 2006  e riviste nel 2018 (COUNCIL RECOMMENDATION of 22 May 2018 on key competences for lifelong learning – 2018/C 189/01)

  1. competenza alfabetica funzionale
  2. competenza multilinguistica
  3. competenza matematica e competenza in scienze, tecnologie e ingegneria
  4. competenza digitale
  5. competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare
  6. competenza in materia di cittadinanza
  7. competenza imprenditoriale
  8. competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali.

ISFOL, competenze trasversali    

Le competenze si dividono in:

Competenze di base: fondamentali, prerequisiti, “saperi minimi”

Competenze tecnico – specialistiche: relative a saperi, tecniche professionali connesse ad azioni o processi specifici

Competenze trasversali: aspecifiche, altamente trasferibili, relazionali, diagnostiche, d’azione

E le competenze trasversali sono raggruppabili secondo tre assi:

Diagnosticare: prestare attenzione, percepire, rappresentarsi, interpretare, …

Relazionarsi: riconoscere sé e l’altro, ascoltare, comunicare, cooperare, …

Affrontare (coping): assumersi responsabilità, progettare, prendere l’iniziativa, decidere, …

Secondo il modello la prestazione efficace si ottiene quando, alle competenze ( di base, tecnico specialistiche e trasversali) si aggiunge la capacità metacognitiva ( imparare ad imparare)

 

MIUR, competenze di cittadinanza

Nel 2007 il Ministero dell’istruzione hai individuato 8 competenze di cittadinanza che sono riferimento per l’attività scolastica in Italia.

Attualmente per le attività di PCTO (ex alternanza scuola lavoro) si fa riferimento alle competenze chiave europee.

ESCO – UE

Il Progetto ESCO, lanciato nel 2010 dalla DG Employment, Social Affairs and Inclusion – supportata da CEDEFOP (European Centre for the Development of Vocational Training), è una classificazione multi lingua delle occupazioni, qualificazioni, competenze e abilità a livello europeo, che vengono identificate e categorizzate, in 25 lingue europee, in continuo aggiornamento

E’ un sistema informatico di formato aperto, consultabile gratuitamente

Goleman, soft skills e intelligenza emotiva 

Daniel Goleman fa un adattamento delle diverse teorie sull’intelligenza emotiva sottolineando l’impatto dell’intelligenza delle relazioni e concentrando l’attenzione sulle competenze emotive in particolare su come si rivelano importanti nel contesto lavorativo;

Individua:

5 fondamentali dimensioni dell’intelligenza emotiva

25 competenze emotive e sociali che derivano da queste 5 dimensioni

Dimensioni personali: determinano  il modo in cui controlliamo noi stessi

  1. Consapevolezza di sé
  2. Dominio di sé
  3. Motivazione

Dimensioni sociali: determinano il modo in cui gestiamo le relazioni con gli altri

  1. Empatia
  2. Abilità sociali

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3 Novembre 2020 da Nicoletta Piccardo Lascia un commento

Competenze green e green Jobs: Rapporto Unioncamere Excelsior 2019

“Un numero crescente di imprese è alla ricerca di profili professionali, da inserire in azienda, capaci di lavorare con strumenti e prodotti collegati all’ecosostenibilità. È una domanda trasversale che riguarda tutti i profili professionali”.

Parliamo quindi di competenze green e Green Jobs…

Di quali figure si tratta?

  • Green-Job high activation skills: sono Green Jobs per i quali viene richiesta un’alta attitudine green tale da innescare le competenze green a supporto della Green Economy come supplier (ad es. i tecnici e gli ingegneri meccanici, gli ingegneri edili e ambientali);
  • Green-Job low activation skills: sono professioni Green per le quali viene richiesta una minore attitudine green che non è in grado di innescare completamente le competenze che quindi hanno un rapporto con la Green Economy più da user e modestamente da supplier;
  • Other Job (O-Job) activation skills: non sono Green Jobs e quindi non possiedono le competenze in grado di essere dei supplier alle tecnologie legate alla Green Economy, tuttavia con vario grado sono degli utilizzatori di strumenti, regole e prassi utili a supportare un approccio green all’interno delle imprese

Sensibilità all’impatto ambientale

Dallo studio, pubblicato a luglio 2020,  emerge come  la richiesta di attitudine al risparmio energetico e la sensibilità alla riduzione dell’impatto ambientale delle attività aziendali venga ritenuta necessaria per l’assunzione per l’80,5% delle assunzioni di Green Jobs previste dalle aziende e di elevata importanza per il 38,9%. Inoltre, tali valori non sono molto distanti da quanto registrato per le professioni non green, per cui l’attitudine green è necessaria per il 78,5% e richiesta con grado elevato per il 37,9%. Questo risultato rispecchia la pervasività delle competenze legate alla sostenibilità ambientale che vengono richieste sempre più frequentemente a tutte le figure professionali.

In analogia con quanto registrato per le altre professioni, le soft skills soft skills e competenze chiave sono le competenze maggiormente richieste. La flessibilità e l’adattamento sono ritenute molto importanti per il 65% delle assunzioni relative alle professioni “verdi”, seguono la capacità di lavorare in gruppo con il 49,5%. Il dato interessante è il forte collegamento tra il possesso di tali competenze e la competenza “green” come se questa fosse un anello di congiunzione fra le competenze “soft” e quelle “hard”, fra ciò che è trasversale, e quindi adatto e necessario a tutte le professioni, e ciò che è più specifico per alcune anziché per altre.

Fabbisogni occupazionali green jobs

Dal Rapporto emerge come nel 2019 i fabbisogni occupazionali programmati dalle imprese abbiano coinvolto circa 1,6 milioni di occupazioni green, pari al 34,7% delle entrate totali mappate dall’Indagine Excelsior.

In particolare, le incidenze maggiori di flussi di Green Jobs per l’industria si rilevano nella meccanica (84,4%), nelle costruzioni (82%), nelle public utilities (80,7%), nella metallurgia (78,4%) e nelle industrie elettriche ed elettroniche (76,8%). Inoltre, si segnala come il settore delle costruzioni assorba il 19% delle entrate di professioni Green, pari a 305mila unità nel 2019. Questa tendenza nel settore delle costruzioni sarà sicuramente aumentata dall’intervento statale del Superbonus 110% previsto dal Decreto Rilancio post emergenza Covid.

Per quanto riguarda i servizi, i trasporti e la logistica presentano l’incidenza più elevata di entrate di personale green, il 71,1%, richiedendo oltre 258mila unità tra i Green Jobs, ben il 16,1% del totale. Infatti, il settore dei trasporti sarà sempre più strategico per la Green Economy considerando le attività legate all’aumento dell’efficienza e/o alla riduzione dell’impatto ambientale di vari modi di trasporto, inclusi autotrasporti e trasporto di massa.

La difficoltà di reclutamento di personale idoneo sembra essere un aspetto caratterizzante per i Green Jobs, riguardando il 33,8% delle entrate programmate di questo gruppo, contro il 22,4% delle altre professioni.

I risultati del Sistema Informativo Excelsior per il 2019 mettono in evidenza quindi  che l’attitudine al risparmio energetico e alla sostenibilità ambientale ricopre un ruolo molto importante nelle richieste delle imprese: al 79,2% dei 4,6 milioni di entrate programmate dalle imprese, vale a dire per 3,7 milioni di posizioni, la competenza green è considerata necessaria per svolgere la propria professione, e per il 38,3% delle entrate totali, vale a dire 1,8 milioni di posizioni, il grado di importanza di questa competenza è considerato elevato.

Impatto Green Economy sullo sviluppo delle competenze

È dunque sempre più importante capire  l’impatto della Green Economy nelle richieste  poste dalle imprese sia in termini di figure professionali maggiormente interessate che di livelli di istruzione e formazione ricercati per le nuove entrate. Ciò che emerge dalla lettura complessiva dei dati del Sistema Informativo Excelsior è che la Green Economy richiede sempre più a tutte le figure professionali competenze e abilità specifiche – green skills – capaci di corrispondere pienamente alla sfida di cogliere le opportunità offerte dalla riconversione in chiave sostenibile del sistema produttivo. Il cambiamento che sta investendo il mercato nel lavoro non riguarda tanto la creazione e/o attivazione di nuovi Green Jobs, quanto la richiesta di nuove abilità che interessano tutte le figure professionali (o almeno molte di esse), affinché sviluppino competenze nuove.

Professioni richieste

Tra le professioni alle quali le imprese richiedono competenze green con un grado elevato di importanza, si posizionano ai primi posti i “tecnici della produzione e preparazione alimentare” (70,7% del totale delle entrate programmate nel 2019), i “tecnici delle costruzioni civili e professioni assimilate” (69,4%) e i “tecnici della gestione di cantieri edili” (64,5%). Sono in tutto 16 le figure che si caratterizzano per una richiesta di competenza green con elevata importanza da parte delle imprese superiore al 50%.

Il fatto che per così tante professioni sia ricercata questa attitudine alla sostenibilità non solo evidenzia la trasformazione capillare di intere filiere – avvenuta o ancora in corso – ma anche un adattamento culturale che rivela come si tratti, a più livelli, di una trasformazione che va ben oltre il mercato del lavoro e del rapporto impresa-cittadini, che coinvolge la sfera degli stili di vita e degli interessi personali.

La Green Economy impatta quindi sul mercato del lavoro richiedendo specifiche competenze ambientali. In questo scenario, rivestono un ruolo centrale le politiche relative all’occupazione, alla formazione e all’aggiornamento delle figure professionali, necessarie per favorire e accompagnare una maggiore occupabilità di chi è alla ricerca del primo impiego, nonché la riqualificazione e riconversione della forza lavoro presente in azienda. Inoltre, i cambiamenti del mercato del lavoro sono così rapidi che richiedono un sistema di orientamento altrettanto reattivo. Più in generale, si rende necessario un cambio culturale rivolto verso lo sviluppo sostenibile, considerato che il passaggio verso un modello sostenibile avviene attraverso le persone, come dimostra anche l’elevata domanda di competenze green da parte delle imprese.

Necessità di percorsi formativi e di educazione ambientale

Il rapporto si conclude evidenziando la necessità, considerata la pervasività e la portata dei fenomeni in atto, di percorsi formativi di specializzazione per i nuovi Green Jobs e per il reskilling delle professioni “tradizionali”, ma anche di iniziative volte a  facilitare il cambiamento introducendo già dai primi gradi di istruzione l’educazione allo sviluppo sostenibile.

Per approfondire

rapporto Unioncamere Excelsior 2019 – competenze Green

O*NET Resource Center

 

 

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3 Novembre 2020 da Nicoletta Piccardo Lascia un commento

Soft Skills e competenze chiave: da dove nascono?

SOFT SKILLS FOR LIFE – ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA’

Le “Soft Skills for Life” sono state pubblicate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità  nel 1993, intese come le competenze/abilità necessarie per affrontare le sfide e le difficoltà generali della vita umana.

(Organizzazione Mondiale della Sanità, Bollettino “Skills for Life”, n.1, 1992)

ECCO LE SOFT SKILLS OMS

  1. Problem Solving che attiva la capacità di confrontarsi attivamente con i problemi e i conflitti, siano essi personali o relazionali, evitando di lasciarli irrisolti e di accumulare di conseguenza stress mentale e tensioni fisiche inutili.
  2. Creatività, che consente di attivare l’immaginazione per esplorare varie possibili risposte ai problemi di ogni giorno. Più in generale, è una risorsa necessaria ad affrontare il quotidiano con flessibilità e originalità, introducendo elementi di novità, sviluppando visioni capaci di andare oltre l’esperienza diretta e oltre il conosciuto.
  3. Pensiero Critico ossia la capacità di elaborare giudizi , su di sé e sull’ambiente, con obiettività e autonomia. Aiuta a riconoscere, discernere e valutare i fattori che influenzano le proprie idee, le scelte individuali e i comportamenti e ad assumere rispetto ad essi una posizione libera e consapevole.
  4. Comunicazione Efficace ossia l’abilità di esprimersi in modo chiaro ed efficace (quindi con congruenza fra messaggi verbali e non verbali) e in modo adeguato rispetto al contesto (quindi in diverse situazioni, in diverse culture). Significa saper esprimere opinioni e desideri, ma anche bisogni e sentimenti.
  5. Competenza Relazionale, ossia la capacità di relazionarsi con gli altri in modo costruttivo, creando e mantenendo relazioni positive e significative in ambito familiare e sociale. Questa abilità incide fortemente sul benessere psicofisico e sociale. E’ anche la capacità di porre fine alle relazioni in maniera costruttiva.
  6. Autoconsapevolezza intesa come la conoscenza di sé e il riconoscimento dei propri pensieri , del proprio pensiero, del proprio linguaggio, delle proprie azioni. E’ anche la conoscenza del proprio carattere, con i suoi punti di forza e di debolezza, è la capacità di riconoscere i propri vissuti, sentimenti bisogni, gusti aspirazioni. E’ la base per una relazione armonica con se stessi e con gli altri e un prerequisito indispensabile per tutte le altre abilità.
  7. Empatia, intesa come la capacità di ascoltare e di immedesimarsi negli altri per comprenderli nei loro sentimenti, pensieri, preoccupazioni e difficoltà. Contribuisce a migliorare le relazioni sociali ridimensionando le tendenze individualistiche e narcisistiche e favorendo l’apertura alla diversità e allo scambio, la disposizione al contatto umano e alla solidarietà.
  8. Gestione delle emozioni, ossia riconoscimento delle emozioni in sé stessi e negli altri, la capacità di regolarle in modo appropriato e la consapevolezza della relazione /distinzione tra emozioni e comportamento.
  9. Gestione dello stress, ovvero l’abilità di riconoscere le fonti di stress presenti nella vita quotidiana, di individuarne gli effetti su di sé e la capacità di regolare, dove possibile, il livello di tensione e attivazione.
  10. Capacità di prendere decisioni, intesa come la capacità di prendere decisioni in modo costruttivo, valutando le opzioni possibili, soppesando le conseguenze delle proprie scelte e assumendosi la responsabilità delle proprie sceltesui processi dell’istruzione e di apprendimento.

competenza

COMPETENZE CHIAVE IN EUROPA

Nel corso degli anni la suggestione OMS ha avuto un lungo percorso a livello europeo e nazionale fino a giungere alla pubblicazione nel 2018 dell’ “European Framework for Key Competencies for Lifelong Learning”  EUROPEAN FRAMEWORK e al continuo aggiornamento del Quadro ESCo, classificazione multilingue delle qualifiche, competenze, abilità e professioni in Europa, tra le quali anche le soft skills.  PORTALE ESCO

COMPETENZE CHIAVE IN ITALIA

In Italia le competenze chiave o soft skills sono state assunte dal Miur con il Decreto Ministeriale 139/2007  DECRETO MINISTERIALE MIURe sono descritte nel seguente modo:

ECCO LE COMPETENZE CHIAVE PER L’ITALIA

  • Imparare ad imparare: organizzare il proprio apprendimento, individuando, scegliendo ed utilizzando varie fonti e varie modalità di informazione e di formazione (formale, non formale ed informale), anche in funzione dei tempi disponibili, delle proprie strategie e del proprio metodo di studio e di lavoro.
  • Progettare: elaborare e realizzare progetti riguardanti lo sviluppo delle proprie attività di studio e di lavoro, utilizzando le conoscenze apprese per stabilire obiettivi significativi e realistici e le relative priorità, valutando i vincoli e le possibilità esistenti, definendo strategie di azione e verificando i risultati raggiunti.
  • Comunicare
    • comprendere messaggi di genere diverso (quotidiano, letterario, tecnico, scientifico) e di complessità diversa, trasmessi utilizzando linguaggi diversi (verbale, matematico, scientifico, simbolico, ecc.) mediante diversi supporti (cartacei, informatici e multimediali)
    • rappresentare eventi, fenomeni, principi, concetti, norme, procedure, atteggiamenti, stati d’animo, emozioni, ecc. utilizzando linguaggi diversi (verbale, matematico, scientifico, simbolico, ecc.) e diverse conoscenze disciplinari, mediante diversi supporti (cartacei, informatici e multimediali).
  • Collaborare e partecipare: interagire in gruppo, comprendendo i diversi punti di vista, valorizzando le proprie e le altrui capacità, gestendo la conflittualità, contribuendo all’apprendimento comune ed alla realizzazione delle attività collettive, nel riconoscimento dei diritti fondamentali degli altri.
  • Agire in modo autonomo e responsabile: sapersi inserire in modo attivo e consapevole nella vita sociale e far valere al suo interno i propri diritti e bisogni riconoscendo al contempo quelli altrui, le opportunità comuni, i limiti, le regole, le responsabilità.
  • Risolvere problemi: affrontare situazioni problematiche costruendo e verificando ipotesi, individuando le fonti e le risorse adeguate, raccogliendo e valutando i dati, proponendo soluzioni utilizzando, secondo il tipo di problema, contenuti e metodi delle diverse discipline.
  • Individuare collegamenti e relazioni: individuare e rappresentare, elaborando argomentazioni coerenti, collegamenti e relazioni tra fenomeni, eventi e concetti diversi, anche appartenenti a diversi ambiti disciplinari, e lontani nello spazio e nel tempo, cogliendone la natura sistemica, individuando analogie e differenze, coerenze ed incoerenze, cause ed effetti e la loro natura probabilistica.
  • Acquisire ed interpretare l’informazione: acquisire ed interpretare criticamente l’informazione ricevuta nei diversi ambiti ed attraverso diversi strumenti comunicativi, valutandone l’attendibilità e l’utilità, distinguendo fatti e opinioni.

Lo studio e la ricerca si sono occupate in modo continuo ed intenso di approfondire il senso e la reale applicazione di tali competenze, con un focus, ancora irrisolto, sulle metodologie di valutazione del loro possesso da parte degli individui.

LA COMPETENZA GREEN COME SOFT SKILL

La riflessione oggi si apre ad un’ulteriore competenza che appare talora come professionale e, in altri contesti, come trasversale.

Parliamo delle competenze “green” intorno alle quali si aprono gli scenari futuri. Si tratta di soft skills?

Leggi l’articolo  Competenze green e green Jobs

 

 

 

 

 

 

 

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6 Ottobre 2020 da Nicoletta Piccardo Lascia un commento

Manager e mentori per i millennials

Manager e mentori

“Millennials want to know that their work matters — they want to feel challenged, inspired and valued”. Un articolo di questa estate, nel pieno della “apparente liberazione” post Covid, aveva suscitato molto interesse  e commenti. L’articolo, di Sonali Verghese,  ci dice che i ” I giovani vogliono sapere che il loro lavoro importa (ha senso?) e vogliono sentirsi ingaggiati, inspirati e valutati. Una domanda si pone: il senso di ciò che si fa, il sentirsi ingaggiati, inspirati e valutati è un problema solo dei giovani o di tutti coloro che sentono di esprimere ed agire una competenza? o forse l’autrice ci vuole dire che le persone “diversamente giovani” hanno rinunciato a questi quattro orizzonti di comprensione del senso del loro lavoro?

Telemaco in attesa del ritorno

Manager

Il Dizionario Coletti ci dice che un manager è “persona che coordina un’azienda o un suo settore avendo spesso anche mansioni di direzione e organizzazione nei confronti dell’attività di altri e potere decisionale nella conduzione dell’impresa”

Mentore

Il Mentore, nome che ricorda il fidato precettore di Telemaco, figlio di Ulisse, indica invece un “consigliere saggio e fidato, cui è riconosciuta una sorta di autorità paterna”.

Abbiamo bisogno di mentori ?

Certo, abbiamo sempre più bisogno di consiglieri saggi e fidati, che grazie all’esperienza professionale e alla maturità umana possano accompagnare i nostri giovani nella loro crescita.  Guardando indietro, nella mia esperienza professionale, ne ho avuto molti. Questa è infatti la responsabilità degli adulti. Una competenza trasversale particolare che anche chi segue le attività di validazione e certificazione delle competenze deve assolutamente possedere.

Però….

Essere manager o mentori non dipende dal contenuto del lavoro. Un ottimo manager, se lo è per davvero, è anche un ottimo “mentore”. Desidera che i giovani imparino e crescano e non è geloso dei loro successi.  Un ottimo mentore potrebbe essere un pessimo manager perchè la crescita dei giovani dipende sempre dalla crescita dell’azienda in cui si lavora.

 Sul concetto di competenza
https://www.valcompetenze.it/wp-admin/post.php?post=612&action=edit
Leggi l’articolo completo di Sonali Verghese

https://medium.com/swlh/millennials-want-mentors-not-managers-7f35879c3061

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29 Settembre 2020 da Michela Grana Lascia un commento

Fashion for education by AfroFashion

Competenze chiave per fashion designers.  Se ne discute alla tavola rotonda Fashion for education (26.09.2020)

 

Interessante conversazione “Fashion for education” promossa da Afro Fashion durante la Afro Fashion Week di Milano 2020 (si può riascoltare qui). Tavola rotonda condotta da Charity Dago, image consultant and visiting professor at Milan’s Accademia del Lusso, con Emanuela Mora (Direttore del Centro per lo studio della moda e della produzione culturale – Università Cattolica),  Adrien Yakimov Roberts (International Director of Education at the Accademia Costume e Moda), Paul Henri Assako (Director of Laba Douala) and Edward Buchanan (Creative Director of SANSOVINO 6).

La Afro Fashion Week acquista sempre più spazio, con sponsor istituzionali, e non abbandona l’impostazione originale: accanto ad una intensissima azione di networking e alla promozione delle creazioni di giovani stilisti africani, Afro Fashion ha sempre dato spazio alla riflessione e al confronto.

Soft skills: competenze per fashion designers e non solo.

Al centro della conversazione “Fashion for education” le competenze per fashion designer e per le altre figure di questa importante industria.

Anche in questo caso emergono prepotentemente le soft skills che sono ormai irrinunciabili: comunicazione, teamwork, cultural diversity. Il tutto declinato al digitale. La pandemia ha accelerato e sottolineato l’importanza di saper usare i mezzi di comunicazione online e di saper lavorare in team anche a distanza.

Il tema della varietà culturale, poi, apre orizzonti che richiedono approcci creativi e nuovi.

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